ROBERTO DAPOTO

pittore, BOTANICO e floral designer. io Lo definisco un artista multiforme, che unisce tecniche e conoscenze diverse per raggiungere sempre la bellezza. e oltre a questo e’ una persona silenziosa e discreta, una di quelle che e’ impossibile non notare per la grande POESIA CHE CARATTERIZZA IL SUO KARMA. qui vi racconto un po’ di lui e della sua artE.

SaraLou: Roberto, quanto del tuo back ground pittorico incide nei tuoi lavori di progettazione del verde?

Moltissimo! Mantengo il medesimo approccio sia che si tratti di pittura o di green design, non riesco facilmente a distinguere queste due espressioni artistiche che hanno una comune matrice. La scelta di determinate forme, colori, proporzioni, oppure l’espressione di alcune atmosfere, vengono sintetizzate nella tela o amplificate in un progetto verde come si trattasse di una vera e propria istallazione visiva, volta a esprimere delle sensazioni.

Roberto Dapoto, canvas "Vento"
(Foto: ” Vento “, stampa VanDyke su tessuto misto, 300x150cm,  2015).

La ricerca di questo approccio non ha sempre giocato a mio favore… è  come la differenza tra “creativo” e “artista”; il primo è sempre in grado di trovare soluzioni geniali adatte e in equilibrio con il contesto, il secondo ha invece un’intrinseca necessità di esprimere un proprio mondo interiore, che a volte può scontrarsi con la realtà.

Roberto Dapoto
(Foto: “Catturare l’anima”, Roberto Dapoto, premio Celeste).

SaraLou: Il senso del colore, evidente nelle creazioni botaniche, gioca al rovescio sulle tele. Perché la scelta dell’assenza di colore?

Credo che sia per il motivo espresso nella risposta precedente, la mia necessità di esprimere una determinata sensazione.

                         

Ogni colore, secondo Alberto Boatto, ha sempre un significato positivo e uno negativo: i grigi naturali che uso spesso sono principalmente non colori, e se da un lato esprimono la costante ricerca di equilibrio e pace interiore, dall’altro possono suscitare un certo senso di apatia.

SaraLou: Nelle tue opere riprendi spesso una natura opaca e sfuocata, e dei soggetti ripetuti. Perché questa scelta?

La ripetizione seriale di immagini in sequenza è stata utilizzata nel movimento futurista per esprimere positivamente la velocità e il dinamismo tipici della modernità. Nel mio caso è esattamente l’opposto: “rallentare” la velocità che mi circonda… fermare lo scorrere del tempo rapido e inesorabile… il soggetto non accelera ma rallenta.

Anime, Roberto Dapoto
Foto:”Anime”, Polaroids Images Transferts su Carta Stracci,242x128cm)

L’immagine sfocata secondo artisti contemporanei come Uta Barth e Gerhard Richter ad esempio, indica che l’attenzione viene spostata dal soggetto rappresentato in primo piano allo sfondo verso l’orizzonte infinito che si trova dietro a ciò che abbiamo davanti: dietro alla realtà che ci circonda. Forse semplicemente questa scelta descrive il desiderio di rallentare il tempo per contemplare l’infinito.

SaraLou: Nei miei lavori di interior styling mi piace personalizzare le pareti delle stanze con il canvas al vivo, senza cornice. Mi piace usare le tue opere, si prestano molto bene a questo tipo di progetto, soprattutto perché anche i tuoi soggetti – come i confini del filo dicotone o dei tessuti misti – sono dissolventi, tendono a non essere precisi. Come ottieni praticamente questo risultato nelle immagini? Che tipo di tecnica di stampa usi per queste realizzazioni?

Punto di partenza è l’immagine fotografica, ripresa con obbiettivo pinhole che ne sgrana i contorni e dona un dinamico “effetto scia”.

Successivamente realizzo digitalmente il negativo a grandezza naturale dell’immagine finale, stampata su tessuto con l’utilizzo di una antica tecnica di stampa chiamata “VanDyke” ( così detto a causa per i colori bruni che si ottengono, simili a quelli preferiti dal noto pittore olandese).

(Foto by Lorenzo Berni)

Precisamente stendo a pennello un’emulsione composta da Ferro Ammonio Citrato e Nitrato di Argento direttamente sul tessuto grezzo, attendo che asciughi, applico il negativo ed espongo a luce UV.  Poi isciacquo in acqua tiepida e fisso l’immagine con Sodio Iposolfito…mi piace intervenire anche pittoricamente con pigmenti in polvere e colori a tempera a “guazzo” per sottolineare la materialità pittorica che ricerco, e che ben si presta a essere esposta su supporti di tela grezza, senza cornice.

SaraLou: Un pittore botanico: perché un artista sente il bisogno di approfondire la conoscenza della natura?

Nel mio caso credo di aver seguito la lezione di un mio maestro conterraneo, il pittore Giorgio Morandi. Lui dipingeva infinite varianti di nature morte per esprimere un forte messaggio: la natura va osservata, anche se apparentemente sembra la stessa è una scoperta sempre nuova , ogni giorno, ogni attimo. Per riprendere la frase di Marcel Proust:L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.

SaraLou: Come esprimi nei tuoi progetti di green design il tuo senso pittorico? Quali sono le infiorescenze che preferisci a questo scopo e perché?

Come nelle mie opere pittoriche scelgo forme leggere e in dissolvenza…colori naturali, superfici vissute, materiche…pittoriche.

Amo esprimere il senso dello scorrere del tempo attraverso l’utilizzo di essenze caduche e fioriture alternate a bacche e frutti…amo raccontare le stagioni. Un’ulteriore elemento che tento sempre di aggiungere è quello dell’aria… del movimento. Amo utilizzare essenze che catturano il vento, che si muovono con il vento, producendo suoni gradevoli.

Roberto Dapoto
(Foto by me: Roberto al lavoro per un progetto di green design di SaraLou).

Questo dettaglio amplifica l’esperienza estetica che tento di descrivere e dona un senso di pace, di meditazione contemplativa quasi religiosa. D’altronde il giardino, come l’arte o la religione, è il luogo di incontro tra l’uomo e la natura infinita, immensa e incomprensibile.

 

Trovi la biografia e il portfolio di Roberto Dapoto qui: www.robertodapoto.com. Roberto lavora come garden designer e come floral designer presso l’atelier di Flo Fiori, a Bologna.

 

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