LA MIA TAVOLOZZA: IVY

L’ultima tavolozza di colore che ho sperimentato è Ivy, pensata per i nastri si seta a chiusura dei bouquet dei matrimoni della stagione 2018.

Quello che mi piace di Ivy è l’imprevedibilità della tenuta del colore nel tempo e la sua imperfezione, che tende a virare a un grigio tenue e acquoso.

Per ottenere Ivy ho raccolto le foglie di edera nel periodo autunnale (evita il periodo balsamico), poco prima della maturazione delle bacche e ho utilizzato solo la parte verde. Questo colore dà un tocco di autenticità ai tessuti, lo trovo molto interessante abbinato agli allestimenti industrial ma anche in accompagnamento agli allestimenti delle tavole con un mood organico, e mi  piace tanto anche l’effetto di tono che rende sulle superfici scure.

Personalmente l’ho usato per realizzare dei tovaglioli di lino, con un processo molto paziente di bagni successivi di colore. Anche se il percorso è stato molto lungo, pur senza mordenzatura il tessuto di buona qualità ha dato un’ottima resa.

Non vedo l’ora di mostrarti il risultato del mio lavoro, seguimi su Istagram @saraloudesign

 Per prenotare un campione di nastri di seta della tavolozza di Ivy (handwoven organic cotton / handwoven silk)  scrivimi oppure lasciami un commento.

 

 

 

 

LE CARATTERISTICHE DI UNA EVENT DESIGNER? LEGGI I MIEI 8 PUNTI

(Studio di colore – mood board, foto di Paola Colleoni, special set guest Miss Sardina).

Riflettevo recentemente che il lavoro di stylist di eventi, allestitrice o designer progettuale che sia, è spesso confuso con un lavoro etereo, fatto di idee, merletti e creatività. Non c’è nulla di più falso.

Lascia che ti racconti quali sono gli  8 punti da sviluppare per diventare una brava stylist e designer di eventi e di matrimoni:

  1. Amore per le cose, le collezioni, gli oggetti in generale. Non basta avere buon gusto, occorre una certa attitudine alla ricerca e alla collezione delle cose, per studiare e saper accostare la materia.
  2. Amore per la semplicità: non sei una vip se sei una stylist. Avrai a che fare con le cose e le persone semplici, che lavora molto dietro le quinte, sporcandosi le mani in prima persona. Sarai a contatto con gli artigiani e i professionisti che svolgono attività “pratiche”.
  3. Le idee e la creatività sono importanti per carità, ma impara a dipingere, decorare, stuccare, usare il trapano (si ho detto trapano), mettere chiodi. Non dovrai dipendere da nessuno quando allestirai i tuoi eventi, dovrai sperimentare ed essere autonoma nel creare set, backdrops, installazioni.
  4. Impara a ragionare per lista e disegna bozzetti, prendi nota, scatta foto, ovunque tu vada porta con te un blocco schizzi e una matita.
  5. Ispirati dalla natura: le migliori ispirazioni per i tuoi allestimenti non si trovano su Internet, Pinterest, Etsy, Amazon. Questi sono solo strumenti per finalizzare il tuo lavoro, tu parti dall’osservazione del quotidiano e della natura.
  6. Connetti con le persone, proponiti con un’immagine vera: il tuo personal brand inizia dai tuoi profili, dalla cura che ci metti nel proporre la tua immagine, la tua persona.
  7. Realizza mood board, sempre, con ogni cosa, esercitati a connettere il colore alla materia.
  8.  Togliti i tacchi, e a meno che tu non debba usarli per battere un chiodo nel muro, ricorda che questo è un mestiere da fare con energia e praticità.

Vuoi diventare una brava wedding designer o una stylist di eventi?

Dai un’occhiata al programma al link del primo WEDDING DESIGN MASTERCLASS che organizzo a Milano il 28 gennaio 2018:

WEDDING DESIGN MASTERCLASS 2018

Se vuoi puoi segnalarmi la tua mail: ti manderò il programma della giornata e ti terrò informata su tutte le classi di coaching in wedding design del 2018.

 

RESTYLING DI UNA POLTRONA (in 5 passaggi)

Per eseguire il restyling di una poltrona d’epoca con la struttura in legno, puoi seguire questi 5 semplici passaggi.

  1. recupera una poltrona in un negozio di oggetti d’arte, da un falegname, o rispolvera quella che hai cacciato in soffitta.
  2. fatti aiutare da un falegname di fiducia in grado di effettuare anche lavori di piccolo restauro e carteggio.
  3. scegli una paletta di colore con gradazione di toni: ti servirà per la coloritura delle parti in legno.
  4. acquista la stoffa che piu’ ti piace, seguendo le mie accortezze per realizzare la fodera della poltrona e prendere le misure  correttamente. ATTENZIONE! l’altezza  della stoffa varia da prodotto a prodotto. Generalmente quelle pesanti (uso tappezzeria) hanno un’altezza tra i 140 e i 150cm. La stoffa va bagnata prima di essere utilizzata!
  5. incarica un tappezziere di fiducia per la cucitura e/o la chiodatura del tessuto. ATTENZIONE! Spesso le parti in piuma sono da riempire o da disinfettare. Meglio incaricare il tappezziere nel cambiare completamente l’imbottitura.

 

Pe calcolare correttamente la metratura della stoffa dovrai misurare:

– Larghezza dello schienale della poltrona nel suo punto più ampio

– Altezza dello schienale della poltrona
– Spessore dello schienale della poltrona
-Distanza fra il bordo superiore dello schienale e la seduta
– Lunghezza dei braccioli
-Distanza fra i braccioli e il pavimento
-Distanza fra i braccioli e la seduta
-Lunghezza della seduta
-Ampiezza della seduta
-Spessore del cuscino della seduta
-Scegli le passamanerie per i braccioli e le rifiniture, e i chiodi, se ti piacciono per le impunture

La poltrona di fine ‘800, qui in foto, è stata pensata in abbinamento a una scrivania, in una camera da letto. I tessuti che ho scelto per il restyiling sono le bellissime stoffe francesi di Casadeco.

ATTENZIONE! Quando decori più oggetti di una stessa stanza con la medesima stoffa, evita di appesantire troppo l’ambiente e mixa i tessuti di una paletta (con le stesse gradazioni cromatiche) in modo da creare delle alternanze di texture, sui  toni di colore compatibili. Riporta quindi i diversi tessuti su alcuni oggetti, per creare divertenti mood: io, per esempio, ho scelto di vestire con la paletta di Fontainebleau e Chantilly di Casadeco anche il pannello della testata del letto, i paralumi e i tendaggi della camera da letto in cui è stata inserita questa poltrona.

E tu? Hai una poltrona a cui mettere un vestitino nuovo? Che stoffa sceglieresti? Postami qui sotto le tue idee o scrivimi se posso esserti di aiuto.

ROBERTO DAPOTO

pittore, BOTANICO e floral designer. io Lo definisco un artista multiforme, che unisce tecniche e conoscenze diverse per raggiungere sempre la bellezza. e oltre a questo e’ una persona silenziosa e discreta, una di quelle che e’ impossibile non notare per la grande POESIA CHE CARATTERIZZA IL SUO KARMA. qui vi racconto un po’ di lui e della sua artE.

SaraLou: Roberto, quanto del tuo back ground pittorico incide nei tuoi lavori di progettazione del verde?

Moltissimo! Mantengo il medesimo approccio sia che si tratti di pittura o di green design, non riesco facilmente a distinguere queste due espressioni artistiche che hanno una comune matrice. La scelta di determinate forme, colori, proporzioni, oppure l’espressione di alcune atmosfere, vengono sintetizzate nella tela o amplificate in un progetto verde come si trattasse di una vera e propria istallazione visiva, volta a esprimere delle sensazioni.

Roberto Dapoto, canvas "Vento"
(Foto: ” Vento “, stampa VanDyke su tessuto misto, 300x150cm,  2015).

La ricerca di questo approccio non ha sempre giocato a mio favore… è  come la differenza tra “creativo” e “artista”; il primo è sempre in grado di trovare soluzioni geniali adatte e in equilibrio con il contesto, il secondo ha invece un’intrinseca necessità di esprimere un proprio mondo interiore, che a volte può scontrarsi con la realtà.

Roberto Dapoto
(Foto: “Catturare l’anima”, Roberto Dapoto, premio Celeste).

SaraLou: Il senso del colore, evidente nelle creazioni botaniche, gioca al rovescio sulle tele. Perché la scelta dell’assenza di colore?

Credo che sia per il motivo espresso nella risposta precedente, la mia necessità di esprimere una determinata sensazione.

                         

Ogni colore, secondo Alberto Boatto, ha sempre un significato positivo e uno negativo: i grigi naturali che uso spesso sono principalmente non colori, e se da un lato esprimono la costante ricerca di equilibrio e pace interiore, dall’altro possono suscitare un certo senso di apatia.

SaraLou: Nelle tue opere riprendi spesso una natura opaca e sfuocata, e dei soggetti ripetuti. Perché questa scelta?

La ripetizione seriale di immagini in sequenza è stata utilizzata nel movimento futurista per esprimere positivamente la velocità e il dinamismo tipici della modernità. Nel mio caso è esattamente l’opposto: “rallentare” la velocità che mi circonda… fermare lo scorrere del tempo rapido e inesorabile… il soggetto non accelera ma rallenta.

Anime, Roberto Dapoto
Foto:”Anime”, Polaroids Images Transferts su Carta Stracci,242x128cm)

L’immagine sfocata secondo artisti contemporanei come Uta Barth e Gerhard Richter ad esempio, indica che l’attenzione viene spostata dal soggetto rappresentato in primo piano allo sfondo verso l’orizzonte infinito che si trova dietro a ciò che abbiamo davanti: dietro alla realtà che ci circonda. Forse semplicemente questa scelta descrive il desiderio di rallentare il tempo per contemplare l’infinito.

SaraLou: Nei miei lavori di interior styling mi piace personalizzare le pareti delle stanze con il canvas al vivo, senza cornice. Mi piace usare le tue opere, si prestano molto bene a questo tipo di progetto, soprattutto perché anche i tuoi soggetti – come i confini del filo dicotone o dei tessuti misti – sono dissolventi, tendono a non essere precisi. Come ottieni praticamente questo risultato nelle immagini? Che tipo di tecnica di stampa usi per queste realizzazioni?

Punto di partenza è l’immagine fotografica, ripresa con obbiettivo pinhole che ne sgrana i contorni e dona un dinamico “effetto scia”.

Successivamente realizzo digitalmente il negativo a grandezza naturale dell’immagine finale, stampata su tessuto con l’utilizzo di una antica tecnica di stampa chiamata “VanDyke” ( così detto a causa per i colori bruni che si ottengono, simili a quelli preferiti dal noto pittore olandese).

(Foto by Lorenzo Berni)

Precisamente stendo a pennello un’emulsione composta da Ferro Ammonio Citrato e Nitrato di Argento direttamente sul tessuto grezzo, attendo che asciughi, applico il negativo ed espongo a luce UV.  Poi isciacquo in acqua tiepida e fisso l’immagine con Sodio Iposolfito…mi piace intervenire anche pittoricamente con pigmenti in polvere e colori a tempera a “guazzo” per sottolineare la materialità pittorica che ricerco, e che ben si presta a essere esposta su supporti di tela grezza, senza cornice.

SaraLou: Un pittore botanico: perché un artista sente il bisogno di approfondire la conoscenza della natura?

Nel mio caso credo di aver seguito la lezione di un mio maestro conterraneo, il pittore Giorgio Morandi. Lui dipingeva infinite varianti di nature morte per esprimere un forte messaggio: la natura va osservata, anche se apparentemente sembra la stessa è una scoperta sempre nuova , ogni giorno, ogni attimo. Per riprendere la frase di Marcel Proust:L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.

SaraLou: Come esprimi nei tuoi progetti di green design il tuo senso pittorico? Quali sono le infiorescenze che preferisci a questo scopo e perché?

Come nelle mie opere pittoriche scelgo forme leggere e in dissolvenza…colori naturali, superfici vissute, materiche…pittoriche.

Amo esprimere il senso dello scorrere del tempo attraverso l’utilizzo di essenze caduche e fioriture alternate a bacche e frutti…amo raccontare le stagioni. Un’ulteriore elemento che tento sempre di aggiungere è quello dell’aria… del movimento. Amo utilizzare essenze che catturano il vento, che si muovono con il vento, producendo suoni gradevoli.

Roberto Dapoto
(Foto by me: Roberto al lavoro per un progetto di green design di SaraLou).

Questo dettaglio amplifica l’esperienza estetica che tento di descrivere e dona un senso di pace, di meditazione contemplativa quasi religiosa. D’altronde il giardino, come l’arte o la religione, è il luogo di incontro tra l’uomo e la natura infinita, immensa e incomprensibile.

 

Trovi la biografia e il portfolio di Roberto Dapoto qui: www.robertodapoto.com. Roberto lavora come garden designer e come floral designer presso l’atelier di Flo Fiori, a Bologna.

 

SPORCARSI LE MANI

Uno dei colori che uso di piu’ nei lavori di restyling di spazi e oggetti è il bianco, per la sua capacita’ coprente e plastica. Sui materiali piu’ porosi utilizzo il bianco opaco, amo in particolare per la sua corposita’ l’acrilico Pebeo, adatto a tutte le superfici, diluibile con acqua ma anche ottimo usato puro e tirato più volte con il pennello, meglio poi se il pennello è sfibrato, si ottiene un effetto a strati imperfetti di colore.

Fare prove di colore sui muri, fare dei test, è una esperienze fondamentale se vuoi scoprire la personalità di un ambiente. Vale per le abitazioni, per gli spazi verdi, le terrazze, e anche per le location e i grandi ambienti da allestire.

In una casa puoi fare test per scegliere delle palette (è consigliabile circoscrivere la propria scelta a due massimo tre toni, affidandoti all’istinto e all’empatia che hai con un colore).  Acquista piccoli barattoli di vernice e tira il colore sulle pareti bianche.  La prova reale di pennellare una parete vale più di un rendering, perché l’esperienza è più costruttiva dell’immaginazione.

Il metodo dello sporcarsi le mani e fare esperienza della materia vale anche per gli ambienti esterni. Quando si visita un luogo, se si sceglie una location per un evento ad esempio, la cosa migliore è fare dei test con i materiali che si intende usare. Un sopralluogo, al pari di un test di colore, ti permette di raccogliere piante, foglie, di considerare le imperfezioni dei muri, di informarti sulla storia delle persone che hanno vissuto in quei luoghi. Al pari di una prova di colore, fare esperienza di un luogo è trovare la sua natura, non guardarla e basta per come appare.

Lo scopo di sporcarsi le mani e’ quello di dare agli oggetti una connotazione emotiva unica.

 

FARE

La MATERIA per me è un fondamento. Trovare un oggetto, farlo diventare qualcos’altro, slegarlo dalle sue origini.

Abbiamo così tanti oggetti nel mondo che fatichiamo a smaltire tutta questa materia che ci circonda. Il design ci aiuta a riusare, nella logica del ready-made, o  ci induce a manipolare quello che c’è già, rendendolo nuovo.

LASCIARSI stupire dalle STORIE.

Qualche tempo fa ho trovato per strada un pezzo di legno, una scala. Probabilmente usata nelle vecchie case lombarde come passaggio dalla parte familiare delle abitazioni a quella non riscaldata e rustica dei fienili: quegli spazi nei sottotravi aperti e abitati dai piccioni d’inverno e dalle vespe d’estate. Nelle famiglie numerose si utilizzavano questi spazi per stipare il cibo, a volte per ospitare qualche amico di passaggio o qualche figlio di troppo. Di scale ce ne sono tante se giri per Milano te ne accorgi; protagoniste indiscusse della città storica sono le case di ringhiera:  la gente ci passava tutta la vita tra i pianerottoli  stretti e pietrosi uniti dai gradini. Le scale serpeggiavano tra gli odori di minestrone, portavano novita’, facevano nascere nuovi amori.

Collezionare.

Quando l’ho vista non sapevo bene cosa farmene, diciamo che  la mia attitudine al collezionismo mi ha spinta a raccoglierla dal ciglio della strada (cosa tra l’altro non semplicissima visto che mi trovavo in compagnia dei miei figli, di ritorno da scuola). La scala comunque l’abbiamo piazzata nel giardino di casa, in attesa di decidere cosa farne.

Collezionare gli oggetti e’ un buon modo per farsi un’idea dei differenti usi della materia.

LA LOGICA DEL RIUSO NELL’INTERIOR.

Diventare esperti a manipolare la materia significa cambiarne insieme alla funzione d’uso anche la percezione  in chi lo osserva. Carteggiata, levigata e stuccata la scala è stata usata per un editoriale poi pubblicato dall’editore Ruffled. Ha abitato con noi per un po’, poi ha cambiato vita.

E tu? Quali oggetti ti hanno ispirato tanto da regalare loro una nuova vita? Che tecniche di relooking hai utilizzato?

(ph. Paola Colleoni).